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I famigerati compiti delle vacanze

Sempre più spesso sento genitori lamentarsi del fatto che i propri figli sono stanchi, che hanno troppi impegni, che sono svogliati e annoiati, che la scuola li massacra e le attività sportive anche peggio. Quando arrivano le vacanze estive quindi, mettono al rogo i famigerati compiti. Onestamente, dato che non mi ritrovo per nulla in questa tipologia di genitore, ancora una volta voglio fare la voce fuori dal coro e portare quella che è la mia esperienza di madre (senza per questo voler dire che il mio operato o il mio modo di pensare sia giusto o comunque migliore di quello altrui). Ovviamente porto l’esempio di mia figlia, che ha quasi sette anni e sta per iniziare la seconda elementare. Il mio ometto ha solo due anni, quindi per adesso non fa davvero testo (o quantomeno non sempre).

Ho letto post e articoli di  genitori avvelenati in merito al discorso compiti, quindi ancor prima che mia figlia entrasse in prima ero terrorizzata all’idea di un’estate da passare china sui libri (lei e ovviamente anche io). Ma una vocina dentro di me mi diceva che dovevo stare tranquilla, e quando ci siamo ritrovate davanti all’elenco dei compiti, mi sono resa conto che erano fattibilissimi in tre mesi, ma anche in un solo mese. Ho fatto riposare mia figlia per tutto giugno, e arrivato luglio ho organizzato i suoi compiti in maniera tale che non se li ritrovasse poi tutti assieme all’ultimo momento. Così come facevo con i miei compiti da bambina, ho contato le pagine che c’erano da fare (da leggere, da copiare, da svolgere, da colorare, ecc) e le ho divise per il numero di giorni di luglio e per le prime due settimane di agosto (volevo infatti che durante le ultime due che eravamo in vacanza stesse tranquilla e senza pensieri). Il risultato è stato un impegno giornaliero di massimo 20 minuti (giuro non sto scherzando, siamo arrivati a un’ora solo quando tra un compito e l’altro chiacchieravamo un po) e posso garantirvi che i compiti non erano tantissimi, ma nemmeno pochi. Ora ammettendo ovviamente che forse ad altri bambini di altre classi possano aver dato qualcosa in più (o in meno, rapportato anche all’età ovviamente, perché un alunno di prima elementare non può certo avere la stessa mole di impegni di un ragazzino che sta in prima media), io non credo che venga richiesto un impegno di più di un’oretta al giorno (che si può dividere anche in due sessioni di mezz’ora). A voi sembra tanto? Una mezz’ora, massimo un’ora di compitini al giorno è troppo? Sinceramente credo di no, e penso sia fondamentale che i bimbi tengano il cervello in allenamento durante il periodo estivo, ripassando ciò che durante l’anno scolastico hanno acquisito, spesso con gran fatica…(pensiamo a quanto hanno tribolato per riuscire a leggere spediti, a scrivere in corsivo, a comprendere il sistema per svolgere addizioni e sottrazioni, a capire la differenza tra chi e ci, e via dicendo). Dopo la bella pagella avuta a fine anno, tutta 9 e 10, mi sarebbe davvero dispiaciuto vanificare il suo grande impegno, e sebbene lei sbuffasse e brontolasse, per il suo bene ho insistito e sono riuscita a farle capire l’importanza dei compiti e soprattutto che il tempo richiesto era davvero pochissimo. Sapete come ho fatto? Facendo un diagramma del tempo, molto semplice. Una torta che a livello visivo le rendesse l’idea del tempo che poteva dedicare al gioco e allo svago e di quello che stava dedicando al suo dovere.

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E quando ha “visto” effettivamente che un’ora al massimo di compiti, spalmati su 12 ore, erano davvero una fettina microscopica, ha smesso di fare capricci. Perché a volte i bimbi non hanno una cognizione del tempo ben chiara, e il fatto di dover interrompere lo svago o lasciare il film per dedicarsi a qualcosa che, diciamolo, non è poi così invitante, li innervosisce. Quindi chiarire loro che quel tempo dedicato al dovere, lascerà comunque tanto spazio al piacere, li aiuta non poco. Forse dovremmo chiederci se non siamo invece noi genitori a non volerci dedicare al momento dei compiti, perché ci secca, ci scoccia, leva tempo al “nostro tempo”.  Sento genitori dire che odiano far fare i compiti ai loro figli. Beh, per ciò che mi riguarda è un momento del giorno che amo, che non delegherei a nessun altro e che mi permette di stare accanto a mia figlia aiutandola a costruire un po’ del suo sapere. E a tutti quei genitori che lo vivono come un incubo, come una rogna, un peso, dico solo una cosa: nessun medico vi ha prescritto di far figli e se li avete fatti (cercati o meno) dovrebbe essere una gioia dedicar loro del tempo. Se così non è, interrogatevi a monte perché secondo me c’è qualcosa che non va. Io non ci credo che un genitore non abbia nemmeno un’ora al giorno da dedicare ai propri figli, e non cominciate a tirar fuori le solite solfe del “si ma io lavoro”. Tutti lavoriamo! E se state fuori casa h24 beh…forse un figlio era proprio meglio non metterlo nella to do list della vostra vita.

2 Commenti

  1. Roberta

    Grande verità sul fatto del “io lavoro”…non aggiungo altro.
    Sei sempre grandissima.

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    1. cinzia derosas (Autore Post)

      grazieeeeeeeeee! un bacio grande!

      Risposta

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