PazzamenteMamma

Paese che vai…usanza che trovi (seppellire placente e dintorni)

Ogni tanto, quando mi avanza mezz’ora (praticamente quasi mai) , mi diverto a cazzeggiare su internet. Salto da una pagina all’altra, random, e a volte mi capita di entrare su qualche sito davvero interessante. Com’ è successo stamattina. Stavo lavorando a un articolo che avevo in mente da un pò, rapida ricerca su google e …sono capitata qui

http://www.dolceattesa.com/parto/le-usanze-nel-mondo-per-accogliere-il-nuovo-nato_dopo-il-parto_turismo/?refresh_ce-cp

Esatto. Una lista delle usanze che, in varie parti del mondo, accolgono la nascita di un bambino. Innanzitutto ho scoperto che in Italia, cito testualmente, esiste una legge, la 113 del 29 gennaio 1992, che obbliga i Comuni a piantare un albero per ogni bimbo venuto al mondo. E la cosa mi incuriosisce parecchio. Idea sicuramente carina, romantica…forse non attuabilissima visto il taaanto cemento che ci circonda. E ripensando ai vari pini che a Roma stanno cascando ultimamente ad ogni soffio de vento, me verrebbe da dì lasciate perde! Per ogni bambino nato, regalate alla famiglia una cassetta di frutta mista che forse fate meno danni. Insomma, se mi fossi fermata al primo paragrafo, avrei pensato certo come ve viene in mente de fa na legge tanto stupida. Ma invece, sono andata avanti a leggere, e mi sono resa conto che tutto sommato a noi ci è andata bene. Perché? Ve lo spiego subito.

I maori delle Isole Cook, in Nuova Zelanda, dopo il parto hanno l’abitudine di seppellire la placenta nel terreno, piantando sopra un albero di cocco. A seconda che la palma cresca vigorosa o meno, si stabilisce se il bambino diventerà sano e forte oppure debole e cagionevole (cit)

Ora, io me immagino sto ragazzino che cresce, e magari sta pianta de cocco a un certo punto ce comincia a fa pipì regolarmente il gatto del vicino…e inizia a seccarsi…a diventare storta…a non produrre più noci di cocco ma frutti fucsia a forma di alieni…secondo voi il ragazzino di cui sopra campa sereno e tranquillo? O aspetta tutti i giorni la signora di nero vestita con falce e carrozza sotto casa? Io propendo per la seconda opzione.

Secondo le donne della nazione navajo, nel sud-ovest degli Stati Uniti,seppellire il cordone ombelicale nei pressi dell’abitazione familiare dà la sicurezza che il figlio tornerà sempre a casa. Quanto alla placenta, viene spesso interrata accanto all’oggetto che simboleggia la professione che i genitori si augurano per lui.

Anche qui. Compiere un gesto che ci assicuri che nostro figlio tornerà SEMPRE a casa. Non scherziamo coi sentimenti. Io caro Navajo mio, non t’offende, ma il cordone per non correre rischi lo brucio proprio. E per quanto riguarda la placenta, vojo vedè se sognano un figlio ginecologo che s’inventano…vabbè…

I kamba e gli altri abitanti delle savane, come i masai, festeggiano in modo gioioso l’arrivo di un bambino, uccidendo una capra (due o più se si tratta di gemelli, o un bue se è figlio di un capo).

E qui niente da dire, almeno se magna. Direi una popolazione ragionevole.

Nella raffinata tradizione induista (diffusa in India, Nepal e sud-est asiatico), tra le decine di cerimonie destinate a propiziare una gravidanza felice troviamo il “pumsavana”, rito che si celebra al terzo mese per ottenere la grazia di un figlio maschio.

Questi non c’hanno capito proprio un cazzo. La grazia di un figlio maschio. Generazioni e generazioni di ravanate al basso ventre e tavolette del water mai abbassate. ‘Na grazia davvero!! Parliamone!

Nella sorridente isola indonesiana di Bali […]appena portato alla luce il bimbo, la levatrice prende la “ari-ari”, la placenta, la lava in acqua profumata, la ripone in una mezza noce di cocco piena di fiori e quindi  la consegna al neopapà affinché la seppellisca all’ingresso della casa, a sinistra se femmina, a destra se maschio […]al piccino non viene concesso di toccare il suolo e soltanto al 105° giorno gli adulti smettono di tenerlo in braccio, festeggiando l’avvenimento con un banchetto.

C’è una sola spiegazione ad un comportamento del genere. Non avete una cippa da fare tutto il giorno, passeggiate la mattina per essere liberi il pomeriggio. Ragion per cui meritate il mio disprezzo. Ecco.

In alcune comunità haitiane, nigeriane e rom si sceglie di assegnare due nomi alla nascita, uno dei quali mantenuto segreto e rivelato al ragazzo soltanto quando sarà abbastanza grande da difendersi da solo.

Immagino la scena. “Figlio mio, adesso sei abbastanza grande per venire a conoscenza del tuo secondo nome. Ti abbiamo chiamato Kalumaha Tain Ti Ku, che in nigeriano antico significa “alce che corre per sfuggire all’orso bruno che la vuole acchiappare, sodomizzare e sbranare”. Speriamo che ti sia di buono auspicio. Bello. Grazie papà. Grazie mamma.

E niente, l’articolo va avanti tra bambini che appena nati vengono immersi in acque gelide, sempre per buon auspicio eh mica cazzi. Puerpere che spruzzano latte materno sulle fiamme del fuoco, affumicando il bambino mentre la nonna lo tiene in braccio facendolo ondeggiare. Sia mai non dovesse soffocare, rigurgita almeno Pasqua del 98. Uomini vestiti da diavoli saltano file di neonati adagiati sul terreno, che se poco poco cascano l’hanno sfregiati per sempre. E infine il Brasile, che chiude il cerchio con le sue usanze totalmente opposte all’Italia, dove le future mamme vengono trattate come regine. Non fanno mai la fila agli sportelli e negli autobus hanno sempre un posto riservato. Come a Roma, uguale uguale. Io al nono mese ho chiesto di passare avanti alle poste, me se so magnati e ricagati!

Ah la bella Italia. Quasi quasi mi trasferisco a Bali.

Il mondo è bello perché è vario.

2 Commenti

  1. elena

    L’altro giorno in posta ho trovato una coppia di giovani, lei era incintissima, pronta a scoppiare con sta panza a mongolfiera, volevo farli passare avanti, una vecchia (così chiamo gli anziani quando inacidiscono) ha fatto una scenata perché secondo lei la ragazza “non era né malata ,né moribonda”… per non far passare davanti a nessuno l’incintissima ci siamo scambiate il numero ed io ho slittato di tre persone (ammetto poi mi hanno fatto passare vedendo il mio gesto). Quando la vecchia se ne stava andando mi ha lanciato un’occhiataccia e io le ho risposto “peccato per lei signora oggi ha perso l’occasione per non sembrare la stronza che è”… ma vattene….
    Usanze o meno la cavalleria è morta con Re Artù… e pure che da una donna non te lo aspetti.

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    1. cinzia derosas (Autore Post)

      hai fatto benissimo!

      Risposta

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